Parleremo di musica, di emozioni e di passioni.

Sunday 10 May 2015

Per chi sogna un Mac ...

So che questo post non piacerà a molti ...ma non importa!
Dopo 30 anni di informatica penso di avere qualche competenza e anche di poter esprimere qualche giudizio, ma non voglio stilare una recensione tecnica. Ce ne sono già a migliaia.
Cercherò di essere imparziale. Unica premessa non vendo informatica (mi occupo di applicazioni web e di gestione di server web).
Gestisco o possiedo in un modo o nell'altro notebook, pc, mac, server e cloud.
Tutte le piattaforme praticamente (includendo android e iOS) e con esse o ci lavoro o le utilizzo per scopi personali (musica, fotografia, ecc.).
Il mio background e la mia esperienza è partita dai sistemi server proprietari (digital e microsoft, ma anche qualche hp e altro ormai diventata preistoria informatica) prima che arrivassero i pc o comunque i sistemi laptop 'personali'. Ho lavorato su un laptop mac prime edizioni (non chidetemi il modello ... correva l'anno 1983 e magari molti di voi non facevano nemmeno le elementari), ma nello stesso momento caricavo dati su un mainframe mediante tty 35 a banda perforata. Il primo disco fisso su cui ho lavorato era da 1 MB, aveva un diametro più grande rispetto ai 33 o LP, e richiedeva una taratura dell'alimentatore settimanale al fine di evitare possibili perdite di dati.
Questo post nasce quindi da esperienza diretta, ma soprattutto dall'osservazione di quelli che sono gli utenti attuali di tecnologia informatica.
Proprio oggi ero in un negozio di abbigliamento e mentre aspettavo in coda per pagare, ho notato un ragazzone che non aveva più di 16 anni e che mi è sembrato essere lo stereotipo di quello che Steve Jobs sognava. Abbigliamento easy quasi grunge e mentre aspettava in coda (insieme alla mamma ...) portava in mano un bel macbook 13" e un iphone 5 o 6 (non ho visto bene). Ora per quanto un quindicenne possa essere un genio, e quindi già 'produrre codice' per un nuovo tycoon dell'era moderna (vedasi lo Zucco del libro delle faccette), mi sono chiesto: cosa mai ci farà codesto ragazzino con quest'armamentario in un centro commerciale di domenica (pieno di chiassosi pargoli e ristoranti che pullulano di orde affamate e sbraitanti) con i suoi circa 3000 euro sotto braccio?
Le opzioni risultanti sono:

  1. è un genio della programmazione e in qualsiasi posto sia deve poter utilizzare i suoi strumenti di lavoro
  2. sta portando il suo mac a riparare (nel centro apple si intende)
  3. sta mostrando alla gente i suoi status symbol e quindi la sua posizione sociale
  4. è un pirla (compresa la mamma naturalmente)
Osservandolo bene ho capito che non era un genio. Di solito i geni non vanno la domenica mattina nei centri commerciali (certo anche io non sono un genio ... ero lì per un cambio merce e ho approfittato per fare un giretto) e tanto meno amano fare la fila (comprano online) perchè non hanno tempo da perdere in parcheggio, code e tutto quello che caratterizza ormai la vita quotidiana di molte persone.

Seconda osservazione: il mac non si rompe (buona questa) ... uno dei miei si è appena fuso durante un aggiornamento di iOS. Da buttare ... almeno ho recuperato il disco ...lo hanno recuperato per una 'modica' cifra. Operazione che in passato invece ho potuto fare personalmente per me stesso e per moltre altre persone, amici inclusi,su altri sistemi (laptop, notebook e server) che non provengano da Cupertino. Operazione che in 2-3 ore si può fare tranquillamente (compreso ricaricare i dati). Io ho aspettato 45 giorni per un recupero dati da disco apple.

Certo che mostrare questo insieme di tecnologia della mela, così di moda, così acclamata dalla folla vi fa sembrare 'importanti'. Per cosa? Per chi? Queste sono domande alle quali non ho ancora trovato delle sane risposte. Sociologi esperti cercasi.

Non era un pirla. Non giudico le persone che non conosco quindi ho scartato subito l'ultima ipotesi.

Alla fine di questo gioco (che ho usato come passatempo durante la mia coda alla cassa) ho capito che la tecnologia oggi è diventata importante non solo per gli strumenti che offre ma anche come accessorio personale. Non importa che utilizzo ne fai, non importa se lo usi veramente. L'importante è possederlo, ma soprattutto mostrare di possederlo.

Ebbene in tutti questi anni non mi è mai capitato di osservare tale situazione. Io che quando non ci lavoro o mi ci diverto il macbook lo lascio a casa (non sono mica matto di portarlo con me, sia per il peso e per altri ovvi motivi, ma soprattutto perchè mi piace pensare, osservare e fare dell'altro). Proprio oggi ho scoperto che avevo il cellulare scarico mentre ero in coda. Non è un dramma. Possiamo farne a meno.

Allora tutto questo cosa significa? Significa che alcuni 'filosofi' della tecnologia, quando diventano guru o acclamati come tali risultano essere dei pericoli sociali, che sono in grado di modificare o comunque influenzare la vita delle persone al punto da farle diventare talmente ridicole (soprattutto verso se stesse) e completamente assuefatte ad oggetti che in certe situazioni e momenti sono superflui e inutili. Trasformare tutto ciò che è superfluo in alcune situazioni, in oggetti che diventano accessorio 'di moda' come fossero un paio di scarpe o le stesse mutande, da vestire, ma soprattutto mostrare, è sicuramente un'operazione da geni del marketing. Dopo Prada, Gucci, D&G ora anche Apple è diventata una casa di moda (in linea con i prezzi).

Per tutti quelli che sognano il Mac ... consiglio delle sane passeggiate in compagnia di amici o della propria amata o famiglia. Scoprirete che non è poi così indispensabile averlo. Se dovete usarlo per lavoro fate la vostra scelta ... ma che sia una vera scelta.
Se il vostro vigore informatico si riduce a facebook e qualche raro acquisto online (perchè non vi fidate) o godervi le vostro foto/video, allora si può fare tutto questo senza spendere un capitale (lo si può fare online e credetemi potete farlo anche con un sistema di 200/300 Euro e alla grande). 
Con i soldi risparmiati compratevi una bella bici, o uno scooter/moto usata e godetevi le vostre domeniche in modo diverso. Magari fate una vacanza (ma lasciate a casa il pc).

Saluti.
Swina Allen

Sunday 1 June 2014

I am here

Lo so quando si decide di cambiare vita inevitabilmente si creano macerie. Fa parte del gioco che poi un gioco non lo e' mai. Cosi' ho deciso di cambiare vita. Definitivamente. Non cerco giustificazioni per le scelte che faccio. Sono cosciente delle conseguenze. Lo sono sempre stato e non ho mai cercato di scaricarle a terzi.
Ho fatto e faccio continuamente errori e non sono perfetto e non pretendo di non essere giudicato. Anche questo fa parte del 'gioco'. Io non ho mai giocato su questo semplicemente perche' non mi piace giudicare le persone.
Cosi' ho capito che la mia vita richiedeva piu' attenzione e soprattutto che valesse la pena di viverla.
Viverla nel modo che in questo momento avesse senso e riuscisse a darmi una visione oltre quel 'vivere alla giornata' che era diventata consuetudine quotidiana.
Forse ho una visione 'poetica' della vita, ma non voglio pensare diversamente.
Forse molti sono terrorizzati dal pensare di dover ricominciare da capo, ma forse ne vale la pena.
Non c'e' una risposta certa e sicura per questo. Sarebbe tutto troppo semplice. Magari per un eremita e' piu' semplice cambiare, ma per chi ha una vita 'sociale' sicuramente e' destabilizzante. Le insicurezze che ne scaturiscono diventano a volte un peso, ma poi pensandoci bene, quante volte dobbiamo affrontare dei cambiamenti che in fondo sono una via di mezzo, un compromesso tra i nostri desideri e quello che poi riusciamo a realizzare?
E quanti di questi compromessi alla fine siamo in grado di sopportare? Ognuno ha il proprio livello di sopportazione. Il mio era arrivato ormai al capolinea. So quanto ho dato, quanto ho ricevuto. Ma non recrimino nulla.
La corsa ricomincia. I am here.

Monday 10 February 2014

L'Arte di Copiare

Lo so non scrivo molte parole, per quanto riguarda le frasi ancora stento ... insomma questo blog è "scarso", in quanto a frequenza di aggiornamenti e contenuti.
Diciamo che preservo le mie energie in altre attività che forse meglio si adattano al sottoscritto. In genere scrivo se ho qualcosa da dire (questo vale anche per il parlare). A volte lo faccio solo per parlare con me stesso.
A quest'ora di notte il pensiero che proprio non mi ha fatto resistere è quello di parlare dell'arte di copiare.
Ci sono molti esempi di questa "raffinata arte", soprattutto se il risultato supera l'opera originale, l'arricchisce o in qualche modo la rende unica. A volte non si "copia", ma si prende spunto (questo per i musicisti, gli artisti in genere è una regola quasi immacolata) per creare qualcosa di "nuovo" e magari si spera di "migliore".
Quando però vedo "copiare" le idee, e le vedo copiate pure male, accompagnate da pessimo gusto e da una proverbiale e sconcertante sfacciataggine resto veramente basito.
Basito perchè se il copiare si limita a "ispirarsi" a qualcosa che qualcun altro ha precedentemente creato può essere un'operazione intelligente che va comunque sostenuta, quando diventa un esercizio di tipo "carta carbone" (usata naturalmente), penso che queste persone abbiano veramente perso l'occasione un'altra volta ancora non di "pensare" ma di dimostrare che "possono anche essere in grado di pensare". Già il pensiero, dare fondo alle idee, lo so, non è pratica facile: richiede soprattutto onestà intellettuale. Ma in questi casi non si scorge nemmeno un lumicino di semplice "onestà". Figuriamoci di quella intellettuale.

Tuesday 15 October 2013

Quaquaraquà

Direttamente da Wikipedia:

"Quaquaraquà, a volte scritto quacquaraquà, è un termine fonosimbolico della lingua siciliana, ormai d'uso comune in quella italiana, in entrambe con il significato di persona particolarmente loquace, ma priva di capacità effettive, per questo ritenuta scarsamente affidabile."

e giusto per non farvi mancare niente eccovi un'altra citazione:

« Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i piglia...ulo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo… »
(L. Sciascia - Il giorno della civetta)

Intendiamoci questa teoria esprime chiaramente una certa cultura mafiosa (è infatti proprio don Mariano, mafioso e uno dei personaggi del libro dell'autore siciliano a esprimere questo concetto al protagonista del romanzo).
Eppure Sciascia in questo romanzo, amaro ma limpido, caratterizzato da una lucidità nel raccontare la mafia, come forse nessun altro autore siciliano aveva avuto il coraggio di raccontare fino ad allora, evidenzia proprio questa contrapposizione tra "uomini e non".

Non voglio ora parlarvi della mafia. Non ne sarei capace. Questo romanzo mi ha fatto semplicemente ripensare al coraggio: quello di chi è deciso a lottare per ciò in cui crede.

E cosa c'entra con una rockstar questo? Soprattutto con la vita da rockstar? Ci vuole coraggio a scegliere di essere una rockstar. Di quelle vere intendo.

Non parlo di quelle di plastica o peggio ancora improvvisate. Quelle per capirci che a malapena sanno esprimere un benchè minimo di passione in quello che fanno, anche se magari sanno vendere la propria merce come "il meglio che ci sia", quelli che senza avere nè arte nè parte si inventano chissà quale abilità o destrezza, ma sempre senza una reale e comprovata capacità, e che in fondo sanno solo cogliere, guidati da un innato opportunismo, quei vuoti che a volte si dimostrano delle vere e proprie voragini, per cui anche sapere fare una piccola cosa diventa un'impresa. Questo succede purtroppo in tutti i campi. E succede anche nella musica. Succede a tante rockstar o considerate tali.

Il mondo è pieno di "aspiranti" rockstar. Semplicemente perchè tutti vogliono esserlo, ma quando poi si viene al dunque i quaquaraquà spopolano e la fanno da padrone. Intendiamoci: conosco qualche rockstar (anche se di musica magari proprio non se ne intende o non ne mastica affatto).

Quello che volevo esprimere è semplicemente un pensiero. Se la nostra storia, le nostre radici e quindi il modo in cui viviamo e lasciamo vivere, ha generato il concetto di "quaquaraquà" allora significa che esiste davvero questa suddivisione dell'essere, insomma ci identifichiamo in questo concetto espresso da don Mariano e raccontato da Sciascia, che fotografa una società che non è poi tanto cambiata.
Insomma ci sono "uomini e non", anche "donne e non", siamo chiari. Non esiste distinzione di sesso.

Non so se per i tanti "quaquaraqua" la vita ha un senso.
Per una vita da rockstar sicuramente un senso ci vuole. Per molti sarà quello sbagliato, per altri sarà inaccettabile o vergognoso (a seconda di quale confessione o credo appartengono), per altri semplicemente assurdo.

L'importante è che abbia senso per se stessi anche a costo di essere figli di un do (non è un errore di battitura) minore.
Adeu.


Monday 14 October 2013

Mediocrità dell'arte o arte della mediocrità?

Non sono esperto di arte. Non sono esperto.
Quello che ogni giorno faccio è cercare di capire meglio, conoscere nuove cose, fare nuove esperienze.


Difficile definire l’arte. Molti ci hanno provato e forse qualcuno c’è riuscito. Aldilà delle opere, quali esse siano, a me interessa parlare più degli “artisti”. In fondo ogni opera d’arte non sarebbe tale senza l’artista. Qui tutto si complica. Chi da la patente di artista? Ci vuole una patente?


Non voglio nemmeno ricercare le origini antropologiche o etimologiche dell’arte e del fare d’arte. Cercherò di fare un’analisi molto più semplice. Diciamo proprio “terra terra” e molto personale.


Come approccio preferisco pensare all’artista come colui che ha una innata volontà di “creare”, intesa come creatività quale libera espressione del proprio modo di essere e pensare.
Sceglie in genere quello che più si avvicina alla sua indole, che sia pittura, scultra, musica, scrittura, ecc.
Indole che molte volte non significa disporre di un talento naturale per “modellare una roccia”, “usare i colori”, “disegnare con la matita cerchi perfetti”, “pigiare i tasti giusti al momento giusto di un pianoforte” o “mettere insieme parole che hanno un senso”.
Spesso chi ha questo talento, scaturito magari da geni ereditati o dalla casualità di madre natura, non necessariamente diventa un’artista.


Penso che l’artista sia una dimensione a parte. Una dimensione dove “creatività” e “passione” si fondono e creano un mix irresistibile. Il talento del saper fare può essere d’aiuto, ma non necessariamente diventa indispensabile. Può essere sostituito con il duro lavoro, la sperimentazione, il coraggio di prendere strade mai percorse. Sì forse proprio il “coraggio” è il terzo componente essenziale di quel mix che rende una persona qualunque un’artista.


E chi non riesce ad avere tutti questi ingredienti a disposizione allora come si pone? Io penso ad una figura intermedia, che comunque può avere una sua ragione d’essere: anzi dovrebbe averla.
Si tratta di riconoscerla come tale, prima di tutto di riconoscersi come tale: l’essere “artigiano”.
In fondo la radice è sempre l’arte. Non c’è nulla di male ad essere “artigiano”. Sicuramente tutti gli “artisti” sono stati anche “artigiani”. Solo con il successivo perfezionamento della tecnica unita alla creatività, alla passione e al coraggio si arriva all’arte.
Sembrerà un percorso semplicistico (sicuramente lo è), ma è il percorso che molti artisti hanno fatto.
Con questo non voglio dire che l’artista sia migliore dell’artigiano. Mi capita spesso di preferire le opere di un artigiano che di un artista: tutto è soggettivo in fondo.


Tutto questo discorso che c’entra con la mediocrità?


Penso sia mediocre e soprattutto penso che sia anche una delle pratiche più utilizzate, quella di cercare e di trovare scorciatoie rispetto ad un percorso secondo me necessario a cui ogni “creativo” motivato da una inguaribile “passione” e supportato da vero “coraggio”, non può sottrarsi.
Non si tratta di essere “maledetti” o altre baggianate del genere, ma credo sia soprattutto evidente che in molti casi non ci troviamo di fronte a nessuno dei 3 componenti del mix irresistibile. Anzi.
Troppe volte ci imbattiamo in situazioni dove la creatività è semplicemente “rubare” l’idea senza avere nemmeno la grazia di citare la fonte ispirattrice; la “passione” si manifesta esclusivamente con una corsa alla visibilità a tutti i costi e il “coraggio” nel cercare rifugio e conforto delle proprie azioni al riparo da ogni possibile critica od osservazione.


In sintesti la vera arte in questo caso è proprio la “mediocrità”. L’arte della mediocrità.


Sono sempre stato a favore della totale libertà di espressione in qualsiasi forma si scelga di rappresentarla, ma non chiamamo artista, chi invece della mediocrità ne ha fatta una vera e propria arte. A dire il vero io non lo chiamerei nemmeno artigiano, perchè sinceramente in questo caso non ne capisco l’utilità.

Troppo spesso mi capita invece di non riconoscere in certi lavori nè l’artista nè tanto meno l’artigiano, ma semplice spazzatura organica riciclata.

Sunday 1 April 2012

Vita da rockstar: storia di un sogno

Ciao ho deciso di pubblicare su questo blog la storia di un sogno. La mia storia. Il mio sogno. Come si arriva ad essere una rockstar. Per adesso lo pubblicherò solo in italiano. Se qualche anima pia vuole tradurlo in inglese ne sarò ben felice.
Per leggere la storia clicca qui


Friday 2 December 2011

Digital or Analog ?

I won't write about between digital and analog music differences, I have clear ideas about that and in any case there is room for both. Digital needs some analog as analog needs digitalAt the moment. I want to tell you my vision of "digital" and "analog" speaking about social network. I'm using the network since when it started (even when those who said that Italy would never be widespread and that the only valid means of communication and innovative was the fax). In 1998 I created an internet provider company and I struggled from the start with modems and routers, but especially with browsers and HTML. My experience is born with BBS (arcane systems of social networking), then moved to the forum and web 2.0 when everybody was talking about it but nobody knew what really was, someone finally realized that maybe the mail was an effective and immediate tool, that a site Web could be a great way to communicate and so on. and so on.Now it's cloud computing time (I use professionaly since last 3 years) and it seems the digital revolution. But I will not dwell on these technical aspects.I want us to talk about everything that is social networking. Well honestlyI I'm a little 'tired. I find them redundant and somewhat useless as well as take time to read and evaluate as a significant value for myself. I honestly think that 80% is "trash". The 10% replication of things in some way already known or heard ("heated soup"). 5% can be almost funny to get you to smile and then take a break from everyday life. Maybe last 5% is interesting.I do not want to judge this system, I just want to express my way of dealing with the network. I think people have a need to express what they have inside. Each of us should have the opportunity to do so freely and using as many tools is possible. Social networking is awesome. It 'also true that sometimes the result is really bad quality when I want to express every 10 minutes or every two hours something that is not interesting at all. Looks like to a "bar" where we once found himself shooting "bullshit", remember rosy past, telling tall tales or simply to invent "provincial gossips." Now it seems that the level is raised, it seems that we always talk about more concrete things, of hidden truths, commendable initiatives. No projects?. If there is a will to do something and to work using the "net", sometimes it becomes a powerful excuse (especially ourselves) that we are doing something or we are expressing a thought, a position.Well I am sick of "positions" and "thoughts" and I still really want to do, but when we get down to it you do not. People seem to run in front of a more concrete and sustained commitment. They are afraid to get involved (and I understand them).Who like me, gave up some years ago, now finds himself that what he believed in and one where we had thrown blood and blood is occupied by "selfish" people: they only want to think about themselves.I think that a movement like Occupy WallStreet could teach us something: even now that the press reports have forgotten about them we are still part of the 99%; it will increase up to 99.5% and only the 0.5% will manage the future of the world.So I stopped to write things that anybody will read. I am also tired to write songs for broken passion. Basically there are so many singers out, and see no spring on the horizon that could change my mind.I hate approval that has reached epidemic proportions in the network. And please do not post more on fb that you feel relaxed because you are finally able to ... I'm not interested. I'm not a "digital native", but I know many "digital adoptions". And do not talk about Steve Jobs. He was a good man maybe. I only hate proprietary systems and those looking to make a monopoly of the market. Regardless of whether or not a genius.I still prefer to listen to Eduardo De Filippo, or at least to read about the story of a Mr. Olivetti and what he had tried to do in Italy (but we destroyed it ... so all of us). Aloha

Non vi parlerò della differenza tra digitale e analogico in riferimento alla musica, su quello ho le idee chiare e comunque c'è spazio per entrambi. Anzi diciamo che ognuno dei due mondi ha bisogno dell'altro. Almeno per adesso. Voglio raccontarvi la mia visione "digitale" e "analogica" dello stare connesso alla rete, di aderire ad uno o più social network. Se vogliamo anche di questo mio scrivere qua. Utilizzo la rete da sempre (anche quando chi diceva che in Italia non si sarebbe mai diffusa e che l'unico mezzo di comunicazione valido e innovativo era il fax). Nel 1998 ho aperto un'azienda di internet providing e ho lottato da subito con modem e router, ma soprattutto con browser e html. Venivo dalle BBS (arcani sistemi di social networking), passato poi ai forum e quando arrivò il web 2.0 di cui tutti parlavano ma nessun sapeva cosa realmente fosse, finalmente qualcuno si accorse che forse la mail era uno strumento efficace ed immediato, che un sito web poteva essere un'ottimo modo di comunicare ecc. ecc.
Ora parlano di cloud computing (nell'azienda in cui faccio il consulente lo adottiamo come fonte di reditto da ormai 2 anni) e sembra la rivoluzione digitale. Ma non voglio soffermarmi troppo su questi aspetti tecnici.
Voglio invece parlare di tutto quello che è social network. Beh sinceramente mi hanno un po' stufato. Li trovo ridondanti e per certi versi inutili oltre a richiedere molto tempo per leggere e valutare quanto di quello che ci trovo continuamente pubblicato abbia un valore significativo per il sottoscritto. Sinceramente penso che l'80% sia da buttare nel "cesso". Il 10% una replica di cose comunque in qualche modo conosciute o già sentite ("minestra riscaldata"), il 5% può essere quasi simpatico per farti fare un sorriso e quindi prendere una pausa dalla quotidianità e forse il 5% risulta interessante.
Non voglio giudicare questo sistema, voglio semplicemente esprimere il mio modo di affrontare la rete. Penso che le persone abbiano necessità di esprimere quello che hanno dentro. Ognuno di noi dovrebbe avere la possibilità di farlo liberamente e con quanti più strumenti. In questo la rete è formidabile.
E' anche vero che a volte il risultato è veramente pessimo qualitativamente. Vivere la rete, e soprattutto i social network, per esprimere ogni 10 minuti o ogni due ore un qualcosa che si ha dentro sinceramente la vedo un'esagerazione. Assomiglia sempre di più al "bar" dove ci si ritrovava una volta a sparare "minchiate", a ricordare rosei passati, a raccontarsi storie inverosimili o semplicemente a inventarsi "gossip provinciali".
Ora il livello sembra che si sia innalzato, sembra che si parla sempre di più di cose concrete, di verità nascoste, di iniziative lodevoli. Beh a me sembra che manca il più delle volte un progetto alle spalle. Se anche c'è la volontà di fare qualcosa e di impegnarsi utilizzando la "rete", a volte essa diventa un formidabile alibi (soprattutto verso noi stessi), che qualcosa stiamo facendo. Se non altro stiamo esprimendo un pensiero, una posizione.
Ebbene io sono stanco di "posizioni" e di "pensieri" e ho ancora tanta voglia di fare, ma quando arriviamo al dunque si fa poco. Le persone sembrano scappare di fronte ad un impegno più concreto e continuativo. Hanno paura di mettersi in gioco (e li capisco), ma questo ha creato una situazione che è sotto gli occhi di tutti.
Chi come me, si è arreso qualche anno fa, ora si ritrova che quello in cui credeva e quello in cui ci aveva buttato anima e sangue è occupata da persone "arriviste" ed "egoiste" che hanno solo voglia di pensare a se stessi.
E' successo nella politica, in un certo associazionismo (quello dove i soldi ci sono), in tutte quelle forme di aggregazione sociale dove comunque si poteva esercitare un potere. Ed in fondo a queste persone la "rete" va anche bene così. In fondo i rompico....ni si scannano sulla rete, e a parte qualche piccolo fastidio in fondo, diciamocelo ... non facciamo paura a nessuno.
Penso che un movimento come 99% potesse insegnarci qualcosa, ma ora che nemmeno la stampa ne parla più abbiamo dimenticato che facciamo ancora parte di quel 99% che diventerà sempre più 99.5% e che solo lo 0.5% gestirà il nostro mondo futuro.
Così mi sono rotto di scrivere cose che nessuno leggerà. Mi sono anche rotto di scrivere canzoni per passione. In fondo ci sono tanti cantori fuori, e non vedo nessuna primavera all'orizzonte che possa farmi cambiare idea.
Odio l'omologazione ormai dilagante anche in rete. E per favore non postate più su fb che vi sentite rilassati perchè finalmente siete riusciti a fare la ca..a. Non mi interessa.
Non sono un "nativo digitale", ma ho visto nascere tanti "digitali d'adozione", in fondo li ho anche aiutati ad diventarlo. Sinceramente, se lo sapevo non mi impegnavo tanto. Quasi quasi torno analogico.
E non parlatemi di Steve Jobs per favore. Odio i sistemi proprietari e chi cerca di fare del mercato un monopolio. A prescindere che sia un genio o meno.
Preferisco ancora ascoltare Eduardo De Filippo o almeno leggermi la storia di un certo sig. Olivetti e quello che aveva cercato di fare in Italia (ma noi siamo riusciti a distruggerlo ... sì tutti noi).
Aloha